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grange

santi giacomo e cristoforo a basiano

In origine la grangia è costituita dagli edifici rurali edificati sui terreni di un'abbazia benedettina e destinati alla custodia dei prodotti agricoli.

Nell’economia cistercense, la grangia si trasformò in un insieme di edifici, esterni alle costruzioni dell’abbazia, composto da alcuni locali di soggiorno, da un locale per pregare e dai depositi per gli attrezzi e per i raccolti, spesso recintato da mura, come il monastero.
La grangia divenne così un distaccamento della comunità monastica, simile a una piccola azienda agricola, abitata dai conversi, dipendente dal cellerario e generalmente lontana dall'abbazia non più di un giorno di cammino. A volte la popolazione laica di salariati che faceva capo alla grangia la trasformò progressivamente in villaggi rurali.

Anche per Morimondo l’espansione territoriale legata alle esigenze agricole andò di pari passo con l’aumentare delle sue grange. Le fasi di questa espansione sono documentate dalle pergamene che testimoniano i vari passaggi di proprietà dai nobili locali all’Abbazia di Morimondo di terreni che solo in parte si presentavano paludosi, mentre molti di quelli donati o comprati erano campi già coltivati o boschi ricchi di alberi pregiati quali olmi, querce, cerri, ontani. Questo favorì lo sviluppo del commercio di legname e richiese la presenza di una segheria.

L’espansione delle acquisizioni territoriali dell’Abbazia di Morimondo toccò i territori di Coronate e Besate (1136), Ozzero (1138), Gudo (1139), Basiano e Fallavecchia (1143); vengono acquisiti terreni anche nei pressi del Ticino (1148) e a Castelletto presso Abbiategrasso (1150).
Le grange erano 4 nel 1171 e salirono a 6 nel 1189: Fornace, Basiano, Cerreto, Coronate, Fallavecchia e Casterno; nel 1194 si aggiunse anche quella della Zelata.
Esse erano comunità complete; per Coronate si parla anche di refettorio e di dormitorio.

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